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    De.licio.us
    Archivio Marzo 2004

    Five Years Ago

    di gnommero (13/03/2004 - 12:21)

    Sulla scorta del revival marzilleriano ecco alcune (scelte fra le meno schifose) poesie scritte fra i miei sedici e i diciotto anni (quindi cinque-sei anni fa): (la prima è proprio la mia prima, o comunque una fra le primissime):

    HELLMARKET


    Non voglio essere un pacco di cellophane
    abborro ogni confezione
    additivi, coloranti, conservanti.
    Non mi troverete su uno scaffale
    vivo nei buchi più nascosti dei supermarket
    rutilante come un formicaio impazzito,
    in attesa di saltarvi come una cimice nelle pupille
    e piantare il mio vessillo sulla vostra retina.

    E non allarmatevi
    se la mia voce scampana
    cupa e metallica dagli scaffali
    e i carrelli si riempiono
    di un' orrida mellassa nera.

    E' mera illusione ottica.

    Tornati a casa
    splendida come sempre
    trionferà nella dispensa
    la vostra spesa


    ***

    Le mani sul tavolo in attesa
    in cerchio
    il riflesso delle imposte nella bottiglia
    al centro
    e faccie che si guardano
    prima di scoppiare.

    Due dita allargano le persiane
    gli sguardi convergono alla finestra
    il silenzio esploso nelle bocche
    il vetro in frantumi
    sospeso
    oscilla una lampada
    dal soffitto scalcinato
    sulle rosse teste sul pavimento
    in cerchio.


    OLTRE


    Qui tra le mosche
    nel pugno di nera sabbia ronzante
    é il varco che ci porta
    sulla spiaggia laminare

    Gli uccelli feriti
    sbattuti da uno specchio all' altro
    portano nel becco un succulento
    pezzo di vetro

    Pezzi di vetro
    e qualcuno ricompone
    un mosaico
    e qualcosa ci scompone.


    DOPO LA PIOGGIA

    Dopo la pioggia i minuti
    sgocciolano dai gambi recisi
    le formiche scoprono le ali
    verso formicai di vapore.

    I rami ricamano minuta
    e nodosa una geometria
    di grigi e neri umidi.

    I pensieri fuggono
    le teste in volute di fumo
    la mente distratta
    da ciottolose fantasticherie.


    PAROLE


    Le parole di carne
    hanno pulsazioni soffici e regolari
    sono vite pure in una bianca valle

    Finché un uomo siede
    insensibile impugna una penna
    e avvicinando minaccioso al foglio il punteruolo...

    si squarcia la valle
    e si illumina il loro destino:
    frasi, periodi, poemi, telegrammi
    e mentre apprendono la malizia
    mentre la valle da dietro si chiude in un punto
    riemergono nere sul foglio bianco.


    PASSATO ADULTERIO


    Le sue dita strisciavano sul muro in cerca di un cretto
    di un ragno bianco nato dall' intonaco
    di un sesso evanescente di polvere
    delle uova del ricordo
    nascoste per paura che si schiudessero.

    Il suo secreto scioglieva l' intonaco
    dal muro-utero balzava il segreto
    di una notte illecita. La fiamma era alta
    pronti gli embrioni fermentati ad ardere.


    L’UCCELLO SONORO


    Irrompono le voci aeree nei canali
    scheggiano i massi
    con rumore di spiegamento alare:
    quest’uccello immaterico che ci spia
    nascosto nel bestiario delle nuvole,
    con la sua materia di frasi obliate
    forgia statue d’acqua e vapore
    statue sonore per vivi distratti

    Ma l’opera del paziente
    inesistente artigiano presto cade
    e ricade così l’uccello indietro nella volta
    celeste, e i vivi nel sonno, uno scroscio d’acqua
    come quando piove.

    E un popolo disteso
    intorpidito sulle brandine.

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    Five Years Ago

    di gnommero (13/03/2004 - 12:20)

    Sulla scorta del revival marzilleriano ecco alcune (scelte fra le meno schifose) poesie scritte fra i miei sedici e i diciotto anni (quindi cinque-sei anni fa): (la prima è proprio la mia prima, o comunque una fra le primissime):

    HELLMARKET


    Non voglio essere un pacco di cellophane
    abborro ogni confezione
    additivi, coloranti, conservanti.
    Non mi troverete su uno scaffale
    vivo nei buchi più nascosti dei supermarket
    rutilante come un formicaio impazzito,
    in attesa di saltarvi come una cimice nelle pupille
    e piantare il mio vessillo sulla vostra retina.

    E non allarmatevi
    se la mia voce scampana
    cupa e metallica dagli scaffali
    e i carrelli si riempiono
    di un' orrida mellassa nera.

    E' mera illusione ottica.

    Tornati a casa
    splendida come sempre
    trionferà nella dispensa


    ***

    Le mani sul tavolo in attesa
    in cerchio
    il riflesso delle imposte nella bottiglia
    al centro
    e faccie che si guardano
    prima di scoppiare.

    Due dita allargano le persiane
    gli sguardi convergono alla finestra
    il silenzio esploso nelle bocche
    il vetro in frantumi
    sospeso
    oscilla una lampada
    dal soffitto scalcinato
    sulle rosse teste sul pavimento
    in cerchio.


    OLTRE


    Qui tra le mosche
    nel pugno di nera sabbia ronzante
    é il varco che ci porta
    sulla spiaggia laminare

    Gli uccelli feriti
    sbattuti da uno specchio all' altro
    portano nel becco un succulento
    pezzo di vetro

    Pezzi di vetro
    e qualcuno ricompone
    un mosaico
    e qualcosa ci scompone.


    DOPO LA PIOGGIA

    Dopo la pioggia i minuti
    sgocciolano dai gambi recisi
    le formiche scoprono le ali
    verso formicai di vapore.

    I rami ricamano minuta
    e nodosa una geometria
    di grigi e neri umidi.

    I pensieri fuggono
    le teste in volute di fumo
    la mente distratta
    da ciottolose fantasticherie.


    PAROLE


    Le parole di carne
    hanno pulsazioni soffici e regolari
    sono vite pure in una bianca valle

    Finché un uomo siede
    insensibile impugna una penna
    e avvicinando minaccioso al foglio il punteruolo...

    si squarcia la valle
    e si illumina il loro destino:
    frasi, periodi, poemi, telegrammi
    e mentre apprendono la malizia
    mentre la valle da dietro si chiude in un punto
    riemergono nere sul foglio bianco.


    PASSATO ADULTERIO


    Le sue dita strisciavano sul muro in cerca di un cretto
    di un ragno bianco nato dall' intonaco
    di un sesso evanescente di polvere
    delle uova del ricordo
    nascoste per paura che si schiudessero.

    Il suo secreto scioglieva l' intonaco
    dal muro-utero balzava il segreto
    di una notte illecita. La fiamma era alta
    pronti gli embrioni fermentati ad ardere.


    L’UCCELLO SONORO


    Irrompono le voci aeree nei canali
    scheggiano i massi
    con rumore di spiegamento alare:
    quest’uccello immaterico che ci spia
    nascosto nel bestiario delle nuvole,
    con la sua materia di frasi obliate
    forgia statue d’acqua e vapore
    statue sonore per vivi distratti

    Ma l’opera del paziente
    inesistente artigiano presto cade
    e ricade così l’uccello indietro nella volta
    celeste, e i vivi nel sonno, uno scroscio d’acqua
    come quando piove.

    E un popolo disteso
    intorpidito sulle brandine.
    la vostra spesa.

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